Amo la scrittura come forma sublime d’espressione.

 


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TRIBUNALE, QUESTO SCONOSCIUTO

Che tu sia praticante o avvocato, scommetto che quando hai varcato per la prima volta il portone di quello che mi piace definire il “Tempio del diritto”, hai provato una forte emozione. Quel brividino antipatico lungo la schiena tanto fastidioso. Ci ho preso?

Già ti immagino. Il giorno prima in ufficio ti è stato dato un incarico: “C’è da depositare quell’istanza che scade domani. E’urgentissima. Vai tu?”. “Si, certo.”

Non che tu abbia molte alternative. Ti tocca dire di si perché senza dubbio la voglia di buttarsi è forte, altrettanto lo è quella di mettere in pratica quello che hai studiato all’università. Eppure qualcosa ti turba. Ti senti quasi quasi un…fifone.

Ti tornerà in mente il prof. di procedura civile. Tantissime volte. Cercherai nei meandri della memoria quella frase che porca miseria quel giorno proprio non hai sentito perché l’alternativa era perdere il treno!“Cosa aveva detto quella volta sulla Cancelleria?”.“Ma poi dov’è sta Cancelleria?”.

Lo so, credimi. Lo so. E’fastidioso. Ti senti stupido. Una vocina dentro di te ti suggerisce di chiedere al tuo dominus come fare. Ma non lo farai mai, perché hai paura di essere giudicato.

Ti anticipo ciò che succederà. Ti verrà spiegato velocemente come procedere ma con buone probabilità non capirai, anzi, i tuoi dubbi aumenteranno.

Sai perché succede questo? Non perché tu ti sia rincitrullito nell’ultimo periodo, ma perché ciò che ti viene spiegato è povero di dettagli. E per i giovani avvocati che si avviano alla professione sono i dettagli che fanno la differenza. E’sapere che devi andare al piano A e non al piano B, è sapere che se devi portare un atto alla notifica dall’ufficiale giudiziario ti conviene prendere il bigliettino per metterti in fila ed intanto andare a fare quel giro in cancelleria perché l’attesa spesso va oltre i 40 minuti e bisogna essere multitasking!

I nostri colleghi senior col passare del tempo si sono dimenticati come ci si sentiva il primo giorno, eppure hanno vissuto le stesse esperienze. Curioso vero? La nostra mente è subdola, tende a sostituire le emozioni negative con quelle positive e nel fuggi fuggi generale si perde un po’di empatia.

Vediamo un po’ di aiutarti a capire com’è fatto questo Tribunale, così la prossima volta varcherai quella soglia un filino più tranquillo.

Gli ingressi di solito sono molto pomposi. Lunghe scalinate, piazzali immensi, porte numerate, etc etc ect. Tutta apparenza, fidati. Riprende un po’ il concetto di dura lex sed lex.

Varcato l’ingresso ti trovi di fronte a due possibilità. Se sei già avvocato ti basta tirare fuori il tuo tesserino nuovo di pacca, avvicinarlo al sensore che di solito si trova di fianco al metal detector, e aspettare che la luce diventi verde. Voilà, entra!.

Se sei praticante non possiedi ancora questo biglietto magico, ma non importa, l’inconveniente è facilmente superabile. Entrerai da quello che viene indicato come l’ingresso del pubblico.

Adesso che sei dentro, la prima cosa che ti balza subito all’occhio è il gran via vai di persone in giacca e cravatta. Ricordati sempre che l’abito non fa il monaco. Te lo dico per esperienza. Non farti intimorire, sii sicuro di te stesso. Hai studiato tanto per essere lì e te lo meriti.

Se ti guardi attorno, già nel giro di pochi minuti potrai recepire svariate informazioni. All’interno dell’edificio puoi trovare il Tribunale, la Procura, le Cancellerie, la Volontaria Giurisdizione e le relative aule di udienza. Alcuni edifici, oltre al Tribunale contengono anche la Corte di Appello suddivisa nelle varie sezioni: le tre sezioni civili, la sezione civile per i minorenni e la sezione lavoro e previdenza. Sei sezioni per il penale, in più quella per i minorenni e la Corte di Assise di Appello.

Come fai a capire dove ti trovi? Spesso e volentieri ogni stanza è identificata da un numero e da un nome scritto in maniera piuttosto grossolana su un foglio A4 appeso di fianco alla porta.

Si, hai capito bene. Scotch e foglio A4. Nessuna sciccheria, nessuna targa d’oro alle pareti. Te lo immaginavi diverso, eh? Spesso non idealizziamo solo le persone ma anche i luoghi, capita soprattutto con ciò che è più vicino ai nostri sogni. Ti sto dicendo questo perché voglio che tu ti renda conto che è tutto alla tua portata.

Se ti capita di entrare in un Tribunale con un altro avvocato più esperto ti consiglio di guardarti attorno e memorizzare bene luoghi e stanze. Presto ti manderà da solo. Probabilmente quando ripercorrerai il corridoio come il giorno prima tutto ti sembrerà “diverso”, perfino il cancelliere (li aveva i baffi?!?). Niente di preoccupante, è del tutto normale, chiedi in portineria se proprio non sai dove andare, sapranno darti qualche indicazione. Si tratta di prendere dimestichezza con aule, scale, corridoi e piani e col tempo ti sentirai come a casa tua (o quasi!).

Un’altra chicca. Ti capiterà durante il tuo periodo di pratica o nei primissimi mesi dopo l’abilitazione di sentir parlare di piani “ammezzati”.

“Ammezzato cosa?”

Ebbene sì, esistono gli ammezzati, ma questo il libro non lo dice! Vero? Lo dice invece il sito ufficiale del Tribunale dove puoi trovare ogni informazione utile e dove puoi scaricare la Carta dei Servizi che descrive le modalità di erogazione dei servizi. Sintetica ma completa, orienta il cittadino-utente nelle numerose attività e nei servizi offerti, al fine di poter contribuire a creare i presupposti per un rapporto più disteso e più sereno. Ti consiglio sempre di visitare il sito del Tribunale dove sei diretto se è la prima volta che ci vai. I siti sono pieni di immagini e foto che inizieranno a darti un’idea di quello che ti aspetta.

Perché tu ti possa sentire a casa sarà indispensabile scoprire i luoghi con calma, fino a poter dire di conoscerli. Il segreto è possedere il Tribunale. Sarà il luogo dove passerai la maggior parte del tuo tempo, perciò tanto vale familiarizzarci subito, no? E come a casa, cerca di avere sempre un approccio gentile e umile con colleghi e soprattutto con cancellieri, si riveleranno sicuramente più utili di quanto lo siano, almeno a livello pratico, i tuoi libri.

Mi raccomando. Abbi sempre fiducia in te stesso. L’insicurezza e la scarsa autostima sono come macigni che ci portiamo sulle spalle. Rallentano ogni nostra mossa e ci allontanano i nostri obiettivi: tempo di liberarsene!

                                                                       “Non avere paura della perfezione, non la raggiungerai mai”

    Salvador Dalì

Impara a gestire il tuo dialogo interiore, ovvero quella vocina che non fa altro che sparlare nella tua mente, minando la tua autostima con bugie di ogni tipo. Ogni volta che ti accorgi che sta partendo la solita cantilena mentale (“sono troppo stupido“, “non ce la posso fare“, “non ne sono capace“, “chissà cosa penserà di me“, etc.) zittiscila. Rimuovi il pensiero e concentrati su altro. Col tempo imparerai a gestire questo flusso.

E ti svelo un segreto…

Le altre persone sono troppo preoccupate delle proprie insicurezze per accorgersi delle tue. Spesso ci preoccupiamo inutilmente per nostre presunte debolezze e mancanze, che sono di fatto invisibili agli occhi degli altri.

Ti auguro una settimana piena di soddisfazioni. A presto.

Giovanna Panucci

Avvocato


 

 

Ultimo articolo pubblicato su www.tutorat.it sezione vademecum

Il bon ton dell’udienza

“Qual è la paura più grande per un giovane avvocato?”

Indovina. Si, proprio quella: andare in udienza.

Ahh l’udienza, il nostro palcoscenico, il momento in cui dobbiamo sciogliere le catene della nostra preziosa e coltivata ars oratoria. E’ dalla capacità di “stare in udienza” che si giudica un avvocato come bravo o…fortunato. La cattiva notizia è che ti capiterà praticamente sempre di dover andare in udienza e fare due chiacchere col Giudice. La buona è che imparare ad arringare è un’arte che si apprende.

“Se conosci la materia, le parole seguiranno.”

Catone il Censore.

Siamo sinceri. Parlare in udienza ci terrorizza perché temiamo di essere giudicati, temiamo che il Giudice non faccia altro che osservare e criticare ogni nostra piccola imperfezione e magari correggerci nel caso ci sfuggisse qualche castroneria di diritto inventato. Come ogni paura, anche la paura di parlare in udienza nasce dentro di noi e si alimenta della nostra carenza di autostima.

In questo articolo ho scelto di non propinarti i soliti consigli triti e ritriti sul public speaking. Puoi trovarne decine con una semplice ricerca su google. Non si tratta di impostare il tono della voce o di gesticolare con le mani. Ho scelto invece di proporti consigli pratici che ho raccolto nel corso della mia esperienza.

Qualsiasi sia lo studio legale che hai scelto per fare pratica, il tuo Dominus all’inizio ti manderà a fare solo udienze civili. Sono le più semplici. Di solito non durano più di 20 minuti ed il tutto si svolge in maniera piuttosto meccanica.

Una volta che sei arrivato davanti alla porta del Giudice nominato non devi fare altro che scoprire quale numero è stato associato al ruolo della tua causa. Per fare questo devi capire dove la cancelliera di turno ha attaccato il famoso foglio A4 di cui ti ho parlato nel precedente articolo (Tribunale, questo sconosciuto) e capire quando toccherà a te entrare. Ogni Tribunale ha le sue regole, ma tendenzialmente questo schicchettoso foglietto bianco viene attaccato proprio di fianco alla porta. Lì trovi un numero da 1 a X affiancato ai numeri di ruolo. Se per esempio il tuo numero di ruolo è 3456/17 (numero/anno) ed è affiancato dal numero 5 vuol dire che entrerai per quinto.

A questo punto non ti resta che trovare la tua controparte. Prendi il fascicolo che hai in borsa e cerca un atto difensivo di controparte. Di fianco al nome della parte trovi quello del suo avvocato. Facile no? Ti verrebbe spontaneo a questo punto cercare l’Avv. Mevio ed il gioco è fatto, se non fosse che spesso, molto spesso, gli avvocati mandano sostituti, sostituti di sostituti o altri praticanti, quindi probabilmente non faranno caso al tuo appello. Come fare? Ancora più semplice. Dovrai porre la domanda in maniera diversa partendo dal nome del cliente controparte. Per esempio, puoi provare a dire “C’è qualcuno per Rossi Mario?”. Ti posso assicurare che troverai subito il tuo avvocato di CP (ControParte).

Quando ti troverai a dire la tua davanti al Giudice se seguirai queste semplicissime regole presto diventerà per te una cosa talmente routinaria che ti sembrerà un gioco da ragazzi.

  • Preparati. Una volta Thomas Edison disse che il genio è per l’1% ispirazione e per il 99% traspirazione, ovvero sudore e duro lavoro. Conoscere la materia e aver affrontato il discorso nella tua testa ti permette di affrontare il tuo discorso in udienza con maggior sicurezza. Prova a sintetizzare il tuo intervento in 3 o 4 punti chiave in modo da non perdere mai il filo del discorso. E’ vero, non sempre abbiamo questa possibilità. Quante volte ti sarà capitato (o ti capiterà) di ricevere il fascicolo in ufficio la sera prima, e senza spiegazioni di sorta ma con le solite “direttive generiche” che tanto odiamo? Bene, a questo punto la scelta è tua. Se ami il tuo lavoro, se ci credi, allora la mattina punta la sveglia 30 minuti prima. Basta poco. Leggi il fascicolo, trova qualche appiglio, appuntati due o tre informazioni. Arriva sempre in udienza preparato. Ciò non significa che dovrai sapere tutto quello che è successo dall’inizio della lite, ma capire di cosa stai parlando. Devi cercare di avere “cognizione di causa”. E’ un bel gioco di parole che rende l’idea.
  • Parla al Giudice come se conoscessi la causa dalla A alla Z. Ciò che c’è di veramente terrorizzante nel parlare al Giudice è… il Giudice. Occhi che ti fissano, in silenzio, in attesa del tuo discorso: sembra quasi il film “Il Padrino”! Impara a guardare il Giudice negli occhi, ma sempre con uno sguardo sicuro. Ti posso garantire che sarà lui ad abbassare lo sguardo per primo. Sii sicuro di quello che sei, o almeno sii sicuro di ciò che vuoi diventare. Ci devi credere fino in fondo. L’atteggiamento mentale è importante, decide nel 99% dei casi il tuo successo.
  • Sdrammatizza. “Giudice non sono titolare della causa, sostituisco un collega, spero di poter rispondere in maniera esaustiva a tutte le sue domande”. Iniziare un discorso ammettendo i nostri punti deboli è un modo per esorcizzare la paura di fare brutte figure e per accattivarsi le simpatie del Giudice. Questo non significa fare dell’umorismo forzato o sminuirsi: sarebbe controproducente. Ma a volte è sufficiente dare risalto ad un evento inaspettato per creare empatia e simpatia nel Giudice. Quando hai paura sei concentrato su te stesso ed ogni imprevisto durante il tuo discorso ti destabilizza. Ma quando acquisisci sicurezza, gli imprevisti diventano il modo migliore per rompere il ghiaccio.
  • Evita il perfezionismo. Ricercare la perfezione in un discorso, come nella vita, è una delle maggiori fonti di stress ed ansia. Non servono paroloni o frasi fatte. Non pretendere di essere perfetto, cerca di essere semplicemente chiaro.
  • Non avere fretta. Se hai avuto l’occasione di assistere al discorso di un tuo collega impreparato, avrai avuto certamente la sensazione che la sedia sulla quale era seduto scottasse. La paura di sbagliare ci porta a parlare velocemente e a non concludere il nostro discorso in modo esaustivo, pur di terminare il più velocemente possibile questa tortura. Ma superare la paura di parlare davanti ad un Giudice richiede un comportamento diametralmente opposto: impara a parlare lentamente, inserendo pause nel tuo discorso. Affronta ogni punto chiave del tuo intervento in modo esaustivo, chiarendo tutti i passaggi logici. Il tuo interlocutore deve capire qual è la tua strategia difensiva. Evita quei finali brutali, generalmente accompagnati da frasi del tipo: “io avrei finito”, “tutto qua”, etc; il Giudice deve essere accompagnato: chiarisci fin dall’inizio la scaletta del tuo intervento e riproponila più volte durante il tuo discorso come fosse una mappa. Insomma, dai un ritmo al tuo discorso.

Questo è tutto quello che ti serve sapere per affrontare in maniera serena l’udienza. Come vedi sono cose abbastanza facile. E’ tutto alla tua portata.

Giovanna Panucci
Avvocato


 

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La Bussola Del Neogiurista

“Sai che nel Lazio ci sono più avvocati che in tutta la Francia?”

cit. Il Disfattista

 

E’ una frase che ti sarai sentito dire almeno una volta durante il tuo percorso universitario, molto probabilmente seguito dallo spassionato consiglio di darsi all’ippica, “magari avrai più fortuna!”.

 

Checché ne dicano tutti, Giurisprudenza è ancora una facoltà che può offrire un ampio spettro di sbocchi lavorativi, ciò non toglie che la concorrenza sia spietata e di certo non lascia spazio alla mediocrità, ma non per questo devi abbatterti.

D’altronde sai come si dice, no? La volpe che non arriva all’uva dice che è amara!

Sull’argomento ti fornirò le mie esperienze ed i consigli che mi sono stati dati quando mi sono trovata nella tua stessa situazione.

Parto da un presupposto. Il paradosso dell’università è questo: studi per poter lavorare ma di fatto è uno studio poco propedeutico alla vita pratica.  Se da un lato è certamente necessario e formativo confrontarsi con la tanto odiata “dottrina”, è importante acquisire una dimestichezza concreta sulle materie trattate.

Questo costituisce una delle maggiori problematiche delle università italiane. Questo costituisce, ad oggi, la TUA maggiore problematica, sulla quale devi iniziare a lavorare.

La prima cosa che dovrai cambiare dopo la laurea è la tua prospettiva. Ecco il primo grande segreto che voglio svelarti.

DEVI CAMBIARE MENTALITA’

Mentre all’università la tua preoccupazione era legata al superamento di un ostacolo alla volta (“maledetto diritto commerciale!”), da neolaureato avrai molte più rogne.

Il tuo approccio al diritto deve iniziare ad essere VERTICALE, devi cercare di avere una visione dall’alto degli istituti. Un po’ come se ti godessi il panorama dalla cima di una montagna.

Dico sempre che bisogna studiare una materia fino a possederla, fino ad avere la sensazione di assorbirla. D’ora in avanti avrai a disposizioni due armi: lo studio ed il riscontro pratico. Sfruttale!

Per partecipare ai concorsi più importanti è necessario passare diciotto mesi da praticante presso uno studio legale, e non sarà di certo l’esperienza più bella della tua vita. La cruda realtà è che si finisce, nella migliore delle ipotesi, per fare caffè e fotocopie. Con questo non voglio spingerti a protestare con cartelli e forconi davanti Palazzo Chigi, vorrei invece focalizzare la tua attenzione su questo “sistema” e su come passarci in mezzo senza lasciarci le penne e…la motivazione.

Ricorda una cosa: il mestiere va  R U B A T O.

Sono pochi gli avvocati veramente disposti a darti una mano, e se lo trovi tienilo stretto! Diversamente devi essere tu a carpire i segreti per imparare il mestiere. Per l’individuazione del duo dominus non scegliere per forza l’avvocato di successo con migliaia di cause, non è sinonimo di garanzia. Opta, invece, per un avvocato disponibile, anche meno noto, ma che ti faccia prendere parte attiva al suo lavoro.

Se non hai la minima intenzione di lanciarti nelle folli imprese dei grandi concorsi, puoi proiettarti in diversi settori ma nemmeno qui è tutto rose e fiori. La realtà concorsuale è la peggiore con cui dovrai scontrarti.

L’individuazione del bando è una vera e propria caccia al tesoro. Dovrai fare i conti con i requisiti richiesti per accedere al concorso e, ahimè, la laurea non sempre basta.

Qualsiasi cosa tu scelga di fare individua bene il tuo obiettivo. Spesso, per la frenesia di cercare lavoro, si finisce per tentare di provare tutte le strade e questo non sempre porta a un buon risultato.

Per quanto nella nostra società domini il culto della raccomandazione, c’è ancora chi crede nella meritocrazia ed anche io credo fermamente che l’impegno e la dedizione, in un modo o nell’altro, porteranno alla realizzazione dei tuoi obiettivi.

Non smettere di crederci.

 

Giovanna Panucci

Avvocato