Avvocato Giovanna Panucci


CHI SONO. LA MIA STORIA

Mi presento subito. Sono Giovanna Panucci, un avvocato.
Molti di Voi mi conoscono solo indirettamente come ideatrice del progetto Tutorat.it, il nuovo strumento di formazione e di approccio alla pratica forense. Pochi conoscono la mia storia personale.
Di solito si è portati a pensare che, dietro un’affermazione professionale, ci sia stata una strada in discesa, che sia stato tutto facile e scontato. Posso testimoniare che non è sempre così.
Ricordo che, fin dai banchi di scuola, sognavo di diventare archeologa. Mi piaceva molto studiare nuove civiltà, apprenderne usi e costumi, confrontarne le gesta. Sono sempre stata appassionata di filosofia, arte greca e storia.
Un giorno in biblioteca mi capitò fra le mani un libro che già dal titolo accese in me una curiosità inaudita: “De oratore” di Marco Tullio Cicerone.
Nel libro Cicerone analizza profondamente gli aspetti della retorica e dell'oratoria: inventio (invenzione di un'orazione), dispositio (disposizione degli argomenti), elocutio (il linguaggio arricchito), memoria (capacità di ricordare) e actio (pronunciazione dell'orazione). Soprattutto per l’avvocato, l'actio era la parte più importante dell'orazione perché tutte le abilità dell'oratore perfetto venivano messe al vivo proprio davanti al Senato in tribunale.
Restai talmente colpita da quello scritto che nei mesi successivi iniziai ad approfondire ogni aspetto dell’oratoria.
Decisi poi di iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “Alma Mater Studiorum” di Bologna.
Furono anni intensi. Studiavo senza alcuna distrazione, volevo fortemente farcela. Volevo possedere quell’ars oratoria che avevo tanto amato nell’opera di Cicerone. Dovevo laurearmi a tutti i costi. Sentivo una forte passione, come una scintilla, che cresceva esame dopo esame.
Mi rimboccai le maniche e decisi di aiutare i miei genitori lavorando per pagarmi gli studi. Non provengo da una famiglia con un passato forense. Mio padre è un geometra e mia madre un’insegnante. Ma credo che sia stata proprio questa la mia fortuna. Sono cresciuta con un forte senso di umiltà e rispetto verso il prossimo e devo moltissimo ai miei genitori che mi hanno insegnato a vincere la partita anche quando hai in mano un pugno di carte sfavorevoli.
Feci i lavori più disparati nella Riviera Romagnola. Ricordo che fu un’esperienza durissima perché dovetti rinunciare alle mie vacanze e fui costretta a studiare al mattino presto per recuperare tempo, ma proprio questa condizione mi ha reso affamata e desiderosa di farcela.
Poi arrivò la laurea. Discussi la tesi in Diritto Canonico “La delibazione delle sentenze ecclesiastiche di nullità matrimoniale”. Conseguita la laurea col massimo dei voti, capii che il difficile doveva ancora cominciare.
Feci contestualmente la pratica notarile e quella forense. Non volevo perdere tempo. Capii in fretta che nella mia professione non era concesso perdere tempo. Era necessario studiare e praticare con umiltà.
Furono altri anni difficili. Dalla vuota teoria dell’università passai, da un momento all’altro, alla pratica del tribunale e dello studio notarile. Feci l’esame di avvocato che superai al primo tentativo e finalmente mi abilitai. Fu un’enorme soddisfazione. Ricordo ancora l’emozione di quando stampai il mio primo biglietto da visita “Avvocato Giovanna Panucci”.
Ma l’euforia durò davvero poco. Mi resi conto in fretta che oggi, in Italia, un giovano avvocato deve combattere contro diverse ostilità per non rimanere affogato. Dovevo ricominciare praticamente tutto daccapo. Le spese per avviare la professione erano davvero elevate per le mie possibilità economiche. Iniziai a lavorare con tanta fatica, tra sfratti, sinistri stradali e qualche recupero del credito. Con queste causette riuscivo a mala pena a resistere.
Nel primo anno di carriera tante volte ero stata tentata dal proposito di cambiare lavoro, di uscire dall’incubo di non essere all’altezza dell’investitura professionale che porto. Ero sfiduciata e paradossalmente schiacciata dalle falle del sistema.
Ma non mollai. Mai.
Iniziai a cercare qualche collaborazione con la quale costruire solide reti sociali. Sapevo che questo mi avrebbe aiutata a crescere e farmi conoscere. Subito dopo mi dedicai ad un progetto che avevo in testa fin da quando andavo all’università: Tutorat, una piattaforma virtuale di aiuto e sostegno per il giovane praticante che si avvia alla professione.
Il sito ebbe presto successo ed il mio nome iniziò a farsi strada fra i Tribunali.
Ero diventata finalmente serena investendo saggiamente gran parte dei miei risparmi nel mio studio e nel mio progetto.
Dopo qualche tempo decisi di iscrivermi all’AIGA (Associazione Italiana Giovani Avvocati), associazione grazie alla quale iniziai ad amare davvero il mio mestiere. Da quel momento non c’è stato convegno o seminario in Italia che io non abbia seguito. Non so quanto avrò speso in viaggi per aggiornarmi continuamente e per conoscere di persona tanti mostri sacri del diritto.
Col senno di poi posso dire che tutti i sacrifici fatti, nessuno escluso, furono fondamentali per la mia formazione professionale. Stavo costruendo l’occasione per vivere di luce mia.
Stavo costruendo me stessa con le mie sole forze, senza aiuti e senza eredità forensi.
Mi innamorai del diritto civile. I miei trascorsi alla scuola notarile avevano alimentato la mia propensione per il diritto societario, familiare e successorio.
La mia formazione notarile è stata determinante per la mia carriera perché sostengo che i civilisti siano sicuramente gli avvocati più poliedrici e quelli più capaci, per forma mentis, a muoversi nei meandri del diritto.
Oggi sono serena. La salita è stata lunga e disperata. Credo di avere fatto tutto ciò che occorreva per dare un senso alla mia vita.
Amo il mio lavoro, ma non mi fermerò qui. Punto sempre a migliorarmi e a crescere, sia professionalmente che umanamente.
Per tutto ciò che non ho potuto scrivere qui parla il mio curriculum.
Grazie di cuore per avermi letto.